Che cos’è l’Europa?

Che cos’è l’Europa?

Parigi in fiamme. Da settimane continua la protesta di giovani, lavoratori, intellettuali contro il progetto di riforma del lavoro di Hollande e Valls. Nei giorni scorsi ci sono stati ben 11 poliziotti feriti e malmenati. Tutto questo capita mentre potrebbe celebrarsi una rottura traumatica tra Regno Unito ed Unione Europea con un referendum che potrebbe portare alla fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione (Brexit), una vicenda che ha già lasciato le sue tracce di morte con l’omicidio di Jo Cox.

Ieri (ieri storico) l’Austria da sola decideva di costruire un muro sul Brennero per “proteggersi” dal flusso degli immigrati in barba ad ogni principio di “libera circolazione delle persone e delle merci”. L’altro ieri (sempre l’altro ieri storico) la Grecia è finita nel tunnel del fallimento finanziario (default) dal quale ancora, nonostante i drastici tagli che hanno colpito soprattutto i ceti meno protetti, non è riuscita ad uscire. Insomma l’Europa sembra sbriciolarsi sotto i colpi di maglio di politiche finanziarie speculative ed indifferenti al destino dei popoli europei senza che si intraveda un via di uscita, una luce in fondo al tunnel.

Epigrafe che ricorda la vittoria alle Termopili
Epigrafe che ricorda la vittoria alle Termopili

Cosa manca a quest’Europa? Cosa è stato sbagliato nel suo processo di costruzione? Ci aiutano a comprenderlo due saggi (ancora purtroppo inediti) di un giovane studioso lucano, Domenico Burzo. Il primo dal titolo “Il mito di Gige. Alle origini dell’Identità Europea”, il secondo che recita “La modernità recidiva e l’attualità del pensiero di Romano Guardini”. La tesi sostenuta dal ricercatore, assai sinteticamente, è la seguente: si parla e si è parlato tanto di Europa ma non si è mai risposto ad una domanda fondamentale e preliminare rispetto a tutto: che cos’è l’Europa? Quale è la sua identità? Per rispondere a questi interrogativi Burzo recupera tanto nella versione platoniana che in quella di Erodoto il mito di Gige e offre queste suggestioni: l’identità europea più autentica, non ancora inquinata dalla modernità, affonda le radici nell’assetto della polis greca, comunità né interamente collettivizzata e dominata da un satrapo, come lo erano le comunità orientali (persiane in testa a tutte) né afflitte da un anarchico spirito libertario ed individualistico tipico delle moderne società liberal – capitaliste. La struttura sociale delle polis che, per certi versi, si è perpetrata nell’intera Europa sino agli albori del Rinascimento è una sintesi originale tra solidarietà e libertà. I greci poterono difendersi e sconfiggere i più potenti persiani perché erano animati da forte spirito di comunità ma al tempo stesso da profondo amore per la libertà e i loro leader riuscirono mirabilmente per molto tempo a preservare, custodire e valorizzare questa sintesi.

Con la modernità, introdotta dal Rinascimento, europalo spirito di libertà venne a significare individualismo soggettivo ed arbitrario sino a produrre l’ambizioso sogno di potere tutto senza limite alcuno, senza preoccuparsi di acquisire “asceticamente” un potere sulla pulsione di potere, un governo sulle pulsioni faustiane di onnipotenza; cosa non possibile se non c’è un riferimento stabile al trascendente. Cosa c’entra l’Europa con queste idee? Fu in Europa che si sviluppò la modernità e il relativismo prese il sopravvento, generando la concezione di un potere che non ha e non deve avere limiti, sicché oggi si pensa come deve farsi l’Europa, a chi deve fare l’Europa, cosa l’Europa deve fare ma non a cos’è l’Europa. La lettura di questi saggi che speriamo possano essere a breve pubblicati ci aiuta ad orientarci, nel segno più genuino e concreto della nostra tradizione identitaria, al di là di ogni facile e populistica tentazione eurofobica e di ogni acritica e passiva adesione all’Europa dei burocrati e dei banchieri, primi artefici di questo fallimento.

Leonardo Giordano

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