Don Matteo e la speranza che non delude

Don Matteo e la speranza che non delude

Il più delle volte, purtroppo, si guarda la tv “tanto per”, senza un motivo, trascinati dalla moda del momento, pronta (la moda) a intercettare quella stanchezza di fine giornata e “dirottarla” verso trasmissioni incapaci di proporre qualcosa che ci interpelli e ferisca davvero. Con don Matteo non è così: se ne esce, in qualche modo, cambiati.

Innanzitutto, guardando la fiction, si respira “un’aria fresca”, che fa bene, si intravvede la possibilità di guardare se stessi, chi ci sta vicino e lo sconosciuto, diversamente da come abitualmente facciamo. Certo, tante sono le critiche che si potrebbero sollevare, a più livelli, ma se mi affascina così e allo stesso modo cattura tanti altri, un motivo deve pur esserci, qualcosa di misterioso e nello stesso tempo concreto, qualcosa che ha a che fare con lo sguardo di quel prete e tocca le corde più profonde dell’anima di noi tutti, indistintamente. Provo a cercare il motivo.

La fiction, che si G._K._Chesterton_at_workispira ai celebri “Racconti di  Padre Brown”, creati dalla penna geniale dello scrittore inglese, G.K. Chesterton, mutua dall’opera letteraria proprio questo sguardo sulla realtà e sugli uomini, uno sguardo che è un giudizio: “Ognuno di noi, perfino quando sbaglia gravemente, è di più, molto di più di quello che fa, il suo valore non è totalmente identificabile con il successo che ottiene o con il crimine che commette, la sua grandezza e dignità sta nell’essere amato, perdonato, abbracciato, da uno sguardo umano e nello stesso più che umano, che riempie di speranza”. Attraverso la figura del prete-investigatore, mediante il “potere” del suo sguardo fatto di gesti concreti, traspare una specie di misericordia che commuove, perché non esiste niente, tra ciò che ognuno possa desiderare per sé, più grande di questo abbraccio gratuito.

Ma colpisce un altro aspetto: la sua strana capacità di saper cogliere ed interpretare gli indizi che emergono di volta in volta dalla realtà, qualcosa che c’entra sempre con lo sguardo e con la ragione. “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. Questa affermazione di Alexis Carrel coglie a pieno l’atteggiamento del prete, come del resto caratterizza il padre Brown di Chesterton. Per entrambi il vero nemico della ragione, e dello sguardo che ne consegue, è “il luogo comune”: ciò che si crede vero senza giudicarlo veramente, al cui opposto si pone il paradosso, ciò che è appunto “contrario all’opinione comune”.

Spesso la verità è paradossale, perché la realtà è molto più complessa di come all’uomo farebbe comodo che fosse. “Ebbene, io penso tuttavia che altri mondi possano forse sollevarsi al di sopra della nostra ragione. Il mistero del cielo è insondabile, e per parte mia posso soltanto piegare la testa (Padre Brown, La croce azzurra). E’ proprio questa capacità di sguardo profondo e realistico, questa capacità di sottomettere la ragione alla realtà, a catturare il telespettatore ed il lettore, perché, in fondo, guardare così è più bello.

nino frassicaNon finisce qui. C’è anche un altro motivo all’origine della mia passione per la fiction: è la comicità surreale del poliedrico attore siciliano Nino Frassica, che nella serie televisiva interpreta magnificamente il maresciallo Cecchini: il suo modo di fare il comico (come lui stesso racconta qui) “riguarda il modo di essere delle persone e il comportamento umano. È un po’ come la poesia, che dura nel tempo senza legarsi all’attualità.  Quando la comicità è parodia di un fatto e non dell’uomo, dura poco”, e tutto ciò che riguarda l’uomo e la sua natura, affascina, perché può diventare l’occasione per il ridestarsi della speranza, per la ripresa di una domanda, la possibilità di scoprirsi desiderosi di un abbraccio che perdoni.

E la grande poesia, come il grande cinema, ha sempre desiderato, ha sempre tentato questo abbraccio, talvolta disperatamente e tragicamente, talvolta umoristicamente. Spesso non lo ha trovato, altre volte lo ha riconosciuto in uno sguardo umano e più che umano. Divino, appunto.

Michele Borraccia

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