“Giovani dai capelli bianchi”. Sulle tracce di don Giussani

“Giovani dai capelli bianchi”. Sulle tracce di don Giussani

Venerdì 15 aprile ho seguito l’incontro di presentazione della mostra su Don Luigi Giussani (“Dalla mia vita alla vostra”) a cura del gruppo Imprevisto. Dico la verità: non mi sono accorto subito della ricchezza che i miei occhi hanno visto quella sera con monsignor Filippo Santoro, arcivescovo metropolita di Taranto, il prof. Giovanni Picierro e il prof. Michele Borraccia. E’ successo dopo, a seguito di un dialogo. Provo a condividere questa ricchezza con l’aiuto di qualche parola-chiave.

Eccezionale. E’ una delle parole più belle usate per raccontare ciò che don Giussani ha significato (e significa) per la vita di molti. Eccezionale, così eccezionale da cambiare ancora. Esiste ancora qualcosa, qualcuno, in grado di cambiare l’uomo e le cose: scusate se è poco.

Il pubblico della serata
Il pubblico della serata

Passione. “E’ ciò che più lo caratterizzava: la passione per l’uomo, per ogni uomo. E questa passione ha trovato piena corrispondenza in Gesù Cristo”, diceva Picierro. La stessa passione è arrivata a noi attraverso la presenza del vescovo e del professore. Li abbiamo visti ardere d’amore e gratitudine mentre raccontavano l’incontro della loro vita.

Ragionevolezza. “Mostrare la pertinenza della fede alle esigenza della vita, e quindi la ragionevolezza della fede”, era l’intenzione con cui Giussani entrava ogni mattina in classe e incontrava i ragazzi. Ebbene sì, abbiamo visto anche questo: una fede che non è appena un momento spirituale, ma impatta l’educazione, le favelas brasiliane, l’Ilva e anche il Referendum sulle trivelle (tutti temi toccat
i e affrontati proprio alla luce della fede, e quindi, con più ragionevolezza). Ti plasma, ti cambia… appunto.

In conclusione, che cosa abbiamo visto venerdì sera? Uomini nuovi, non comuni, giovani con capelli bianchi. Appassionati e grati: significa che c’è ancora speranza per noi giovani. Avevo tutto ciò davanti agli occhi. Mi sono voltato… e ho visto lo stesso negli occhi degli altri, anche in quelli di chi sentiva per la prima volta quel nome. Ho una notizia: esiste ancora qualcosa  in grado di entrare nelle vite degli uomini, di unirle. Qualcuno che l’ha fatto e continua a farlo. Ci penso e mi stupisco di tutti noi: radunati per qualcuno che non c’è più, non per commemorarlo, ma per imparare da lui. Imparare a far cosa? Vivere. O, come diceva lui, “vivere intensamente”.

Pasquale Santoro

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