Il punto debole

Il punto debole

Achille ne aveva uno celebre: il tallone. Unico, piccolo, un paio di centimetri sotto la caviglia, magari coperto da un calzare. Non gli è bastato: l’hanno colpito proprio lì. Dall’antichità alla celluloide… ecco Superman, l’uomo d’acciaio. Non mancava neanche a lui: una piccola scheggia di kryptonite e l’acciaio si fondeva. Di cosa  parliamo? Il punto debole! Ne abbiamo anche noi; ciascuno il proprio, o forse è meglio dire i propri, perché molto spesso non abbiamo solo una debolezza, ma molteplici. Ma che cos’è questo punto debole? Il mondo, come si dice, è vario? Bene, lo sono anche i punti deboli. Mi faccio capire: debolezza fisica, mentale, ferite ricevute nel passato, ma anche nel presente, intolleranze per l’alterità, fastidi, rancori, isteria, incapacità… Insomma, quanta realtà di noi viene tirata in ballo da questo benedetto punto debole.

Da flickr https://www.flickr.com/photos/adriagarcia/468540791
Da flickr

Cosa hanno in  comune tutte le condizioni citate? Il fatto che non le accettiamo. Già… chi accetterebbe mai il proprio punto debole? Probabilmente anche Achille, se fosse stato maturo e non in fasce, avrebbe chiesto a sua madre Teti di immergere anche il tallone; Superman avrebbe volentieri sostituito gli effetti della kryptonite su di lui con una delle tante reazioni allergiche che così bene conosciamo noi uomini. Così siamo fatti anche noi: chissà quante armature tentiamo di indossare per nasconderlo agli altri, con la sottesa speranza di nasconderlo anche a noi, e così, magari per magia, dimenticarlo e sconfiggerlo. Ma è lo stesso Achille che ci dimostra il fallimento del nostro tentativo: mentre duella con Ettore, cerca il punto del corpo non protetto dall’armatura (che l’eroe troiano aveva sottratto a Patroclo) per colpire, lo trova (si vedeva il punto dove la clavicola divide il collo / dalle spalle, la gola, il punto dove la morte è più rapida”) e lo ferisce. Ci sarà sempre il punto debole della nostra armatura, che svela il punto debole della nostra vita.

Allora, cosa rimane da fare? Il punto debole è eliminabile? No. Achille, pur sapendo che sarebbe morto in battaglia, non si è tirato indietro; Superman non rinuncia a salvare il mondo, anche quando dovrà affrontare nemici che possiedono la pietra verde. Sono eroi, mi direte. E infatti, sono eroi proprio in questo: affrontano la difficoltà, magari anche con timore, ma l’attraversano e non indietreggiano. Non annullando il proprio limite, ma “attraversandolo”.

E noi? Esiste una possibilità anche per noi? Sì, e la descrive magnificamente il Sommo Dante. Davanti al muro di fuoco che deve attraversare e che lo fa star fermo, solo una cosa lo muove, lo smuove: dall’altra parte del fuoco c’è Beatrice, c’è lei. Dante rimane vile (così lo chiama Virgilio), limitato, ma attraversa, non si ferma, si muove. Perché? Per lo stesso motivo per cui si muovono tutte le creature del Paradiso: Amore. Solo una forza che attrae permette di vincere il proprio limite.

 

“Quando mi vide star pur fermo e duro,
turbato un poco disse: “Or vedi, figlio:
tra Bëatrice e te è questo muro”. […..]

così, la mia durezza fatta solla,
mi volsi al savio duca, udendo il nome
che ne la mente sempre mi rampolla.

Ond’ei crollò la fronte e disse: “Come!
volenci star di qua?”; indi sorrise
come al fanciul si fa ch’è vinto al pome.”

“Ma come, Dante, un minuto fa volevi star qui” sembra dire Virgilio. Che bella questa ironia. Ci mostra che non è poi così brutto essere umani, se si scopre un motivo per cui valga la pena “oltrepassare il muro”.

Di cosa o di chi abbiamo bisogno, perciò, per non dover più nascondere il nostro punto debole? Di qualcuno innamorato di noi, totalmente, che guardi il nostro punto debole, che lo sleghi dalle nostre braccia intente nel nasconderlo, e lo abbracci, lo accetti, lo pacifichi. E ci aiuti a guardarlo con quella sana ironia che spesso ci manca, proprio come fa Virgilio con Dante.

Pasquale Santoro

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