“Il silenzio non esiste”. L’intuizione di John Cage

“Il silenzio non esiste”. L’intuizione di John Cage

Silenzio, esperienza sempre più rara, di questi tempi. Forse perché il silenzio infastidisce, si insinua, tocca le nostre “corde” più profonde. Perché con il vuoto abbiamo a che fare tutti, prima o poi. È una condizione che esiste da sempre. Johann Sebastian Bach diceva in proposito: “La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. Tre secoli dopo, John Cage, compositore statunitense del Novevento, dà vita ad uno dei brani più controversi della musica contemporanea: Il 4’33”. Suddiviso in tre movimenti, è destinato a qualunque strumento musicale o ensemble. Lo spartito riporta come unica indicazione “tacet”: una pausa lunga tutta la durata del pezzo, quattro minuti e trentatré secondi di silenzio.

Da wikicommons
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Come può essere musica? Sul primo debutto del 4’33″(avvenuto a Woodstock,New York, il 29 agosto 1952, durante un recital di musica contemporanea) , Cage disse: “Non hanno capito. Non esiste il silenzio. Quello che credevano fosse silenzio, poiché ignoravano come ascoltare, era pieno di suoni accidentali. Durante il primo movimento si poteva sentire il vento che soffiava dall’esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia cominciavano a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produceva ogni genere di suono interessante parlando o uscendo dalla sala. » Il brano era il punto di arrivo di un intenso periodo di sperimentazione da parte del compositore, che da tempo inseriva nei suoi lavori ampi momenti di silenzio. La svolta avvenne in seguito alla visita alla camera anecoica dell’Università di Harvard. In questa camera, Cage avrebbe dovuto udire il silenzio più totale; invece riuscì a sentire due rumori, uno acuto e l’altro più grave. Un ingegnere gli spiegò allora che aveva ascoltato il proprio apparato cardiocircolatorio e nervoso in funzione.

Cage arrivò così alla conclusione che il silenzio perfetto è in realtà Il silenzioun’utopia, e il rumore domina in ogni istante della nostra vita (non a caso quattro minuti e trentatré secondi corrispondono a 273 secondi, e lo zero assoluto è posizionato a -273.15 °C, temperatura irraggiungibile, come il silenzio assoluto). Il 4’33” è una di quelle composizioni che non si possono ascoltare in nessun altro modo che dal vivo. Nel momento in cui ci apprestiamo ad ascoltare un brano musicale, ce ne figuriamo un’idea di partenza, che in linea di massima si realizza nel momento dell’esecuzione. Nel 4’33” si ha un’inversione del processo: l’idea di base è molto semplice(il silenzio),ma ciò a cui si va incontro durante l’ascolto è imprevedibile. Un imprevisto, appunto.

Quello che apparentemente è silenzio si rivela un concerto di suoni casuali: dalla caduta di un oggetto al ronzio di un insetto, al respirare degli spettatori. È una non musica nella musica. Cage invita l’ascoltatore (e l’esecutore) ad immergersi totalmente nel silenzio, ad accorgersi che questo non è vuoto, ma denso di particolari che comunicano sempre qualcosa. È un invito alla realtà, realtà che è tutta musica -se la si ascolta-, realtà che è più grande di qualsiasi previsione.

Sabrina Laneve

Qui l’esecuzione di David Tudor del 4′ 33’m’

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