“Le canzoni come miracoli”. Firmato Vasco Rossi

“Le canzoni come miracoli”. Firmato Vasco Rossi

Elisa Calessi, giornalista di Libero, nelle scorse settimane è stata all’Auditorium Parco della Musica, dove Ernesto Assante e Gino Castaldo hanno intervistato Vasco Rossi. “Non ero lì per lavoro, ma non ho resistito e ho preso un po’ di appunti” ha scritto. L’indomani ha postato quegli appunti sul suo profilo Facebook. Sono quelli di un’ottima giornalista, perciò presto fede.

Ne rileggo i passaggi più interessanti. Prima, però,  una promessa: ho 35 anni, ed è finito il tempo in cui le parole delle rockstar assumevano di per sé il valore  di un dogma. Era sempre tutto vero ciò che usciva dalla loro bocca (alcuni lo pensano persino di alcuni politici) e la verità delle parole era un tornaconto della loro grandezza umana. “Questo è un grande”, si diceva in giovinezza dei nostri eroi, oppure  “è un mito”. Col tempo ho capito che non sempre la genialità si lega a una grandezza umana, a una sua coerenza. Anzi, le frasi e intuizioni magnifiche sono spesso l’espressione proprio di una miseria umana, più che di una invidiabile condizione di benessere. Da anni, cioè, ho smesso di sentire la distanza tra me e i miei miti. Li ho sentiti, al contrario, compagni di cammino. Compagni di miseria, talvolta.

VASCO rOSSIVasco ne è forse il caso esemplare. Ma si potrebbe andare oltre, a Pasolini (che consumava sessualmente, talvolta pagandoli, i corpi di giovani poveri ma sull’amore ha scritto pagine di infinita bellezza)
E penso che la grandezza di una star stia proprio nel mettersi a nudo, non sentirsi all’altezza del proprio mito. La prima grande “lezione” di Vasco (se lezioni ci può dare) è proprio quella dell’umiltà.

Ecco le sue parole, stralciate dal testo completo:
IL MITO E L’UMILTA‘ – Quando vi guardo e vedo tutto questo entusiasmo sono come in imbarazzo. Mi chiedo: “Ma cosa state guardando? Cosa vedete?” Io non sono all’altezza. Diciamo che sono qui in rappresentanza del mito.

SONO CONTRO L’ANTIPOLITICA –Sono contro l’antipolitica perché la politica è importante. Permette alle persone di vivere insieme. Ma va fatta meditando. Va fatta nei partiti nei movimenti. Non la devi fare al bar. Non puoi parlarne cosi tanto per fare”.
SanSiroStadioConcertoVascoRossiLE CANZONI SONO UN MIRACOLOIl rock per me deve provocare le coscienze. L’ arte deve fare questo. Se no le coscienze si addormentano. La realtà è dura, cruda, brutta. Il fatto che continuino a venire le canzoni, a venire fuori, è un miracolo. La mia responsabilità è essere onesto e sincero quando scrivo le canzoni. Funzionano perché esprimono qualcosa che loro, le persone, hanno già dentro. Io esprimo un mio difetto, una mia fatica, qualcosa che magari normalmente ci si vergogna a dire. Che non direi a nessuno. E allora quando le persone vedono che qualcuno ha il loro stesso difetto, lo stesso dolore, si sentono meno sole. Non è solo “mal comune mezzo gaudio”. E’ qualcosa di più grande. E’ che hai meno paura. Dici: ma allora non sono solo io. Se ce l’hai anche tu, posso farcela.

L’ESPERIENZA DEL DOLORESono stato sei mesi in ospedale. E’ stata una esperienza. Io che non ero mai stato in ospedale nemmeno un giorno. Sei mesi. Ho conosciuto la sofferenza, e poi i medici,gli infermieri, questi angeli.E poi mi è servito a farmi passare certe menate che mi erano venute. Sai quando stai troppo bene?

LA BREVITASSono cresciuto con la musica degli anni 60, con i cantautori. Solo che a un certo punto ho capito che la gente aveva fretta, non aveva tempo di ascoltare tutto. Allora mi sono detto: proviamo a sintetizzare. A dire le cose saltando dei passaggi. Perché non c’è bisogno sempre di spiegare tutto. E poi se lasci dei vuoti, come i silenzi mentre parli, la gente può riempirli con l’immaginazione. Questo è quello che ho fatto. Se prima c’era Guccini che cantava “Lunga e diritta correva la strada”, io ho provato a dire quella cosa più sinteticamente. E allora “Vado al massimo!”Facevo anche degli esperimenti. Mi dicevo: vediamo se capiscono lo stesso.

IO SONO ITALIANO[…] Io sono italiano fino in fondo. Infatti il mio orgoglio è di aver portato il rock in italiano. Ma io sono mi sento italiano. Infatti non ho mai pensato di cantare in inglese o in spagnolo. Se non mi capiscono, peggio per loro.

FACEBOOK – Facebook è una grande cosa. Internet è Vasco Rossi 1la più grande invenzione dopo il telefono. Mi ha fatto capire per esempio che c’è anche chi mi odia. Io pensavo che mi volessero tutti bene. Invece una volta guardando un mio video su YouTube mi sono accorto che sotto c’erano i commenti. Non l’avevo mai notato. E uno,me lo ricordo ancora, aveva scritto: “Spero che ti venga un ictus, drogato di merda”. Cazzo!, ho pensato. E’ stata una scoperta scioccante. Che poi è normale, non è che puoi piacere a tutti. Ma non ci pensavo. Allora gli ho risposto: “Spero anche io che mi venga un ictus. Tra tutti i modi di morire è uno dei migliori. Drogato… ho fatto le mie esperienze, devo riconoscerlo. Posso solo discutere sul di merda.

Pino Suriano

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