“L’egoismo ci salverà”. La dimenticata lezione di Giorgio Gaber

“L’egoismo ci salverà”.  La dimenticata lezione di Giorgio Gaber

E non ci salva l’idea dell’uguaglianza né l’altruismo o l’inutile pietà, ma un egoismo antico e sano di chi non sa nemmeno che fa del bene a sé e all’umanità“. Cantava così Giorgio Gaber, nel 1994, con la sua “Canzone della non appartenenza“. Ci vuole coraggio, e forse un po’ di folle ironia, per aggettivare la pietà come inutile ed esaltare l’egoismo. Appare stonato, soprattutto alla luce del clima di terrore creatosi dopo i fatti tragici degli ultimi mesi: Parigi, Bruxelles, etc. La solidarietà è stata il primo sentimento (anzi secondo, dopo lo sgomento) che ci ha messo in moto sui social, nelle trasmissioni televisive, sui quotidiani e ci ha fatto gridare all’unisono “Je suis Paris”. Ha risvegliato il nostro altruismo.

Tu, Giorgio, però… ci dici altro. Non ti basta questa mobilitazione sociale espressa in opinionismi vari e ridondanti. Ci dici addirittura di essere egoisti. Cosa vuoi dirci? Probabilmente che non esiste altruismo (sano) che non sia anche una cura di sé, che non dimentichi l’io di ciascuno di noi, che non lo sacrifichi per qualsiasi buona intenzione umanitaria.

D’altronde l’hai cantato anche in “Alibi”, con questa magnifica immagine: “Le sue
braccia sono troppo corte per sfiorare un amico, ma sono abbastanza l“L’egoismo ci salverà”. La dimenticata lezione di Giorgio Gaberunghe per abbracciare il mondo
“. E cosa dovremmo curare di noi? Non ci vogliamo già abbastanza bene? Non siamo in fondo concentrati sulla nostra riuscita? Non vuoi dirci questo, vero? Ci rimetti sotto gli occhi la vita di tutti i giorni, fatta di doveri e di tentativi di dimenticare ciò che non va, di abbandoni all’affogamento nei piaceri, con una domanda che da troppo tempo non ci facciamo: “Dove stai andando, uomo europeo dei nostri giorni? A cosa stai immolando il tuo sabato sera?”

Lo so, tu sei più ironico, meno “pesante” di me, ma forse la domanda è la stessa. Non proponi una morale, ma non ti pieghi a essere profeta dell’indifferenza. Sei il suscitatore di domande dimenticate. Non vuoi fermare la solidarietà, ma neppure vuoi che il mondo diventi il mito astratto a cui noi guardiamo, dimenticandoci di noi.

Pasquale Santoro

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