E il mago sfidò l’individualismo: Helenio Herrera.

E il mago sfidò l’individualismo: Helenio Herrera.

Houdini, Copperfield, Silvan. Ma cosa accadrebbe se un mago si cimentasse con il calcio? Corre l’anno 1961 quando Helenio Herrera approda all’Inter dell’allora presidente Angelo Moratti. Arriva da vincente: tra Atletico Madrid e Barcellona, a 45 anni, ha già vinto 4 scudetti (2 per squadra), una Coppa di Spagna e una Coppa delle Fiere con i catalani. Arriva come vincente, si conferma come tale. Dopo un piccolo screzio con il Presidente viene confermato, promuove Mazzola e Facchetti titolari inamovibili e, insieme a qualche altro innesto, scolpisce (non è verbo da maghi, ma da artisti sì) la sua Grande Inter. Scrive la storia e incide il suo nome su parecchi trofei: la sua Inter risulterà più vincente della Juventus degli anni Trenta.

Helenio_Herrera_ElgraficoLa filosofia calcistica di Herrera, tra pressing e gioco veloce, si fonda sul fattore umano. E’ uno dei primi allenatori a utilizzare la psicologia motivazionale come strumento per motivare i giocatori ed intimorire gli avversari. Sui muri della Pinetina scrive:”Nella vita si deve avere l’ambizione di raggiungere il traguardo più alto possibile: il tuo traguardo è il titolo!” O ancora:”Giocando individualmente, giochi per l’avversario” o la celeberrima:”Il calcio moderno è velocità. Gioca veloce, corri velocemente, passa velocemente, marca e smarcati velocemente” e…”Taca la Bala”! Emblema del pressing, un grido di guerra.

E’ il 1961: l’Inter non vince un tricolore dal 1954. Arriva Herrera e l’Inter si piazza al secondo posto alle spalle del Milan. L’ottavo scudetto dell’Inter arriva l’anno successivo quando “Buffon, Burgnich, Facchetti, Zaglio, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Di Giacomo, Suàrez, Corso” si impongono sulla Juventus e sul Milan. Tutto qui? No, la magia continua. Vienna, 27 maggio 1964, nel mitico stadio Prater la Grande Inter conquista la sua prima Coppa dei Campioni battendo il grandioso Real Madrid di Puskas e Di Stefano, con una doppietta di Mazzola e un goal di Milani. Partecipa alla Coppa Intercontinentale e, battendo 2-0 gli argentini dell’Independiente (rimontato l’1-0 dell’andata), la Beneamata si laurea per la prima volta Campione del Mondo per club.

Moratti festeggia la Coppa Campioni
Moratti festeggia la Coppa Campioni

Dopo una battuta d’arresto nel 1964 (l’Inter perde contro il Bologna lo spareggio-scudetto) il 1965 è l’anno della…magia! Il 12 maggio di quell’anno l’Inter entra  nel mito con una partita perfetta. Dopo esser usciti sconfitti per 1-3 all’Anfield di Liverpool, per archiviare la semifinale i nerazzurri devono necessariamente vincere con 3 goal di scarto,  (la regola dei goal in trasferta non c’era ancora). Ma si sa, un mago ama le cose impossibili. 3-0 a San Siro e reds KO: il 27 maggio 1965 l’Inter si laurea Campione d’Europa per la seconda volta consecutiva imponendosi 1-0 sul Benfica grazie a una rete di Jair. Un’altra magia targata Herrera arriva con la rimonta di 7 punti sui cugini del Milan. E si badi, a quei tempi Sandro_mazzola_interuna vittoria valeva 2 punti. Ma l’Inter aveva un’altra mentalità, viaggiava su un altro binario grazie ad uno speciale macchinista ferroviario. Rime a parte, arriva un’altra coppa Intercontinentale, sempre contro gli argentini dell’Independiente ed è… Triplete: Campionato, Coppa Campioni e Coppa Intercontinentale.

Herrera passa alla guida della nazionale italiana, poi ritornama poco dopo firma un contratto faraonico con la Roma e dice definitivamente addio all’Inter. La sintesi di tutto è nelle parole di Sandro Mazzola: «Di Herrera si possono dire tante cose, ma nessuno può negare che sia stato in anticipo sui tempi del pallone di almeno trent’ anni. Senza esagerare». Houdini, Copperfield, Silvan… la magia. Ma cosa verrebbe fuori se un mago si cimentasse con il calcio? La risposta? Helenio Herrera.

Vittorio Lauria

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