Perché c’è qualcosa piuttosto che il niente?

Perché c’è qualcosa piuttosto che il niente?

Perché c’è qualcosa piuttosto che il niente? C’ é una domanda che in questi anni di studio della filosofia spesso ritorna e con la sua presenza interroga. Magari dopo non c’è la risposta accomodante servita calda a tavola, ma c’è un senso di inquietudine. Quasi una nostalgia che non si sa bene da dove venga.

La domanda a cui mi sto riferendo é di un noto filosofo, Leibniz, ripresa poi nel corso della storia della filosofia. ” Perché c’è qualcosa piuttosto che il niente?” Il bello di una domanda come questa é che ” non te le fai” . Sì, perché non sai di averla finché non viene a cercarti lei. Si.. Fanno così le domande più belle: tu forse non le vuoi neppure, sono loro che vengono a trovarti.

Leibniz
Leibniz

É ritornata in me proprio ora, mentre scrivo queste righe. Devo ammettere che in questi giorni una grande tristezza mi assale: basta accendere la TV , sfogliare un giornale o camminare un po’ per strada per percepire che (questa volta Leibniz mi perdonerà) il nostro non é proprio ” il migliore dei mondi possibile”. Vedo il Mediterraneo diventare il cimitero di tante vite, vedo la sofferenza, la ” terza guerra mondiale a pezzi” e vedo anche tutto il mio senso di impotenza. Sento tutto questo come ingiusto: gente che scappa dai propri paesi per la guerra, rischiando tutto e dando tutto per cercare un po’ di pace in Europa…  la civilissima Europa.

La civiltà  occidentale, così civile civile da voler dialogare solo se ci sono muri ben recintati a dividere. Dialogare certo, di tutto quello che si vuole, ma a una distanza accurata. Così accuratamente distante che tanto l’altro, anche se parla, anche se urla, non lo senti. Sí, perché é un problema, un peso. Recinzioni che dividono come se dall’altra parte ci fosse un animale, una bestia. Trattati “come numeri e non come persone” ha detto il papa. Mi sembra una bella definizione di dialogo, no?

La parola” nulla” non é piu qualcosa di astratto. Il nulla é ciò che uccide l ‘ essere e non é innocuo. Cosí contagioso che si attacca all’io. Io che vengo assalita da tutto questo male. Il nulla che c’è negli occhi di chi ti guarda non per quello che sei ma come un problema, uno sbaglio, un fastidio. Il nulla di quando tutto mi sembra uguale.

Eppure c’ é quella domanda… che non risolve ma lascia 2753805581_86d95937db_bin sospeso. Quasi a dire” ci vediamo la prossima volta”. Eppure ci sono le facce di tutte queste persone che scappano ma che sono più grate di me della vita, dell’aprire gli occhi la mattina, guardare e accarezzare i volti dei loro cari. Osservandoli attentamente azzarderei nel dire che nel nulla c’ é la vita. Più vita della mia. Una vita e una gratitudine che la mia vita invidia. É così facile cedere al nulla. Non parlo del nulla cosmico di chissà quale iperuranio. Parlo del nulla quotidiano. Quello che si attacca a te e magari neanche te ne accorgi… Perché pian piano ti abitui.. Al nulla e alle cose. Come un parassita succhia via il tuo sangue, la vita della vita e tu non lo sai. Il nulla dell’ abitudine, del ” tutto uguale”, della routine. Mi accorgo che é molto più facile cedere e arrendersi al niente piuttosto che seguire i segni pur piccoli, come fiori nel deserto, dell’ essere, della vita. Richiede molto più impegno e meno miopia( non solo della vista).

Mi accorgo allora che anche l’ essere c’é. Forse fa meno notizia. Ma l’ essere c’é. Mi direte” hai scoperto l’ acqua calda”. Esattamente!  É proprio l’ essere a possedere dentro sé una promessa, piu forte forse anche del male.. Ti fa l occhiolino e ti dice” ci vediamo la prossima volta”. Forse c’è qualcuno o qualcosa che dà senso anche al male che rende inutile l’ agire, che rende fecondo quello che nelle nostre mani é polvere e fa sbocciare vita dalla cenere, vita dalla morte.

Agata Lanzolla

 

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