Seguire qualcosa più grande di te: il Leicester

Seguire qualcosa più grande di te: il Leicester

Questa volta gli dei del calcio hanno davvero esagerato. Potevano continuare a guardare lo spettacolo dalla loro posizione ultraterrena, comodamente. Potevano continuare ad esaltarsi e a prendere le parti nello scontro che ha dominato la scena negli ultimi anni, il Guardiolismo contro il Mourinhanesimo. E qualcuno avrebbe persino potuto tifare per la nuova filosofia, il Cholismo, che da quest’anno può rimpiazzare le altre due religioni. Potevano continuare a ridere de Lo Sceicco, che può comprare anima e corpo di qualunque giocatore, ma finora non è mai riuscito a conquistare ciò che non rispetta le leggi dell’economia, cioè la vittoria (si legga Champions League, si consulti la voce Paris Saint Germain o Manchester City). Potevano continuare a compiacersi dei prodotti calcistici “più perfetti” di sempre, Messi e Ronaldo.

E invece no, sono intervenuti. Avranno sentito parlare di data science che promette di prevedere schieramenti, azioni, finanche i risultati esatti delle partite. Avranno sentito parlare di expected goals e altri parametri che analizzano le performance dei giocatori e permettono a una squadra di preparare partite perfette. Avranno sentito parlare di allenatori che con droni e statistiche varie aspirano ad attenuare o eliminare il caso dal gioco. Tutte cose utili e belle ma, si sa, le divinità sono gelose come gli uomini, anzi, di più. E sono gelosi degli uomini. Hanno così deciso di riprendere il loro spazio, di far capire che sono Loro a decidere se la palla deve entrare in porta o colpire la traversa, se un attaccante deve segnare davanti al portiere o scivolare e fallire miseramente.

Hanno donato improvvisamente il talento a gente che il talento non ce l’aveva. Hanno regalato qualità e soprattutto continuità a calciatori abituati a perdere un giorno sì e l’altro pure. Hanno eretto un muro davanti alla porta affinché non prendessero gol, hanno modificato la traiettoria di ogni singolo pallone per farli segnare. Il Leicester Football Club ha vinto, contro ogni pronostico, la Premier League.

 

C’è anche un’altra visione, quella filo-marxista: la squadra operaia che sconfigge i grandi capitalisti e instaura la dittatura del proletariato. Se poi la lotta è guidata da uno che in fabbrica ci lavorava per davvero e si presentava agli allenamenti alcolizzato perché alienato, Jamie Vardy, allora tutto è al proprio posto. Sottopagati (si fa per dire) e umiliati da troppo tempo (il Leicester è una squadra che la Premier League l’ha giocata solo due volte), i calciatori-proletari si sono ritrovati uniti per cambiare il mondo. E, per la prima volta, l’Inghilterra liberale è caduta sotto il regime comunista.

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Ad ogni modo, la vittoria dei Foxes ha per davvero un significato epocale. Credevamo fino a ieri che per vincere, nel calcio moderno, “che non è più un gioco ma è diventato solo business”, servissero per forza il potere economico e il potere tecnico-tattico. Il Leicester ha distrutto questa convinzione comune e ha urlato al mondo intero che no, per fare cose grandi non serve il potere, ma desiderare l’eternità, cioè un breve ma infinito istante che ci infiammi il cuore. Per fare cose grandi, insomma, occorre seguire una cosa infinitamente più grande di noi.

Impressionano i dati economici. Sommando i denari che il club ha dovuto sborsare per accaparrarsi il cartellino dei giocatori presenti in rosa, il risultato complessivo è di 62,22 milioni di euro. Praticamente, appena 10 milioni in più di quanto il Manchester United ha speso per acquistare Anthony Martial. 20 milioni in più di quanto Chelsea e Arsenal hanno tirato fuori per comprare rispettivamente Eden Hazard e Mesut Ozil. Ma il confronto che rende meglio l’idea è il seguente: la stessa cifra che il Manchester City ha usato quest’estate per un solo giocatore, Raheem Sterling. E per capirci, Arsenal, United e Chelsea si trovano al 4°, 5° e 9° posto in classifica.
Anche la differenza del monte ingaggi è abissale: lo scorso anno il Chelsea ha versato nelle tasche dei suoi giocatori 280 milioni di euro, il Manchester United 270 e il Manchester City 258. Solo 62,6 il Leicester. (I dati consegnati a gennaio 2016 dalle squadre si riferiscono all’anno 2015, essendo il bilancio annuale e non stagionale, ma la differenza rispetto a quest’anno non dovrebbe essere così sostanziale).

Il divario tecnico nei confronti delle big non ci vuole molto per dimostrarlo. Lasciando da parte Mahrez, Vardy e Kantè, che avevano già lasciato intravedere timidamente le loro qualità che prima o poi sarebbero venute a galla, gli altri hanno subito un’improvvisa e imprevedibile metamorfosi che credo la scienza faticherebbe a spiegare. E che dire del crollo di uno dei dogmi del calcio, ovvero “Ranieri arriva sempre secondo” (gli altri sono “La palla è rotonda” e “La Juve ruba”)? Il fatto che Ranieri abbia vinto un campionato si può ritenere un miracolo a tutti gli effetti, pari alle guarigioni di Lourdes e al sangue di San Gennaro. Ma, a parte gli scherzi, Claudio Ranieri da oggi è un monumento, perché è stato deriso e snobbato (anche dal sottoscritto), ma non ha mai rimpianto il suo passato, quasi accettando fieramente che la sua colpa è stata quella di incontrare sempre avversari più bravi di lui, ma non li ha mai odiati o non ha mai covato vendette. “Sono soddisfatto della mia carriera” ha affermato ai microfoni dopo il pareggio tra Chelsea e Tottenham che gli ha regalato la Premier, e soprattutto: “Provateci fino in fondo e credeteci, in qualsiasi campo della vita”.

Lo ammetto, fine alla fine ho sperato che vincesse il Tottenham. Perché mi dà proprio fastidio che sia successo qualcosa che vada al di là della mia comprensione, che non riesco a spiegarmi, che ritenevo impossibile. E ho aspettato qualche giorno prima di scriverne, perché di fronte a un grande imprevisto si resta senza parole. L’impresa del Leicester ha messo in dubbio ogni mia certezza sul gioco del calcio, ogni mia idea e previsione. E adesso sarò costretto a guardarmi bene dall’affermare con piena sicurezza ogni mia convinzione. Se l’Atletico vincerà la Champions e l’Italia vincerà gli Europei, credo che dovrò ricominciare a guardare tutto da capo.

Per un altro motivo, invece, sento la vittoria dei Foxes e di Ranieri anche un po’ mia. Questa storia magnifica insegna che la cultura della distruzione fallisce sempre. Ho ripensato all’Inter e al Milan degli ultimi anni, alla situazione politica, alla scuola, alla nostra vita. E sono sempre più convinto che la posizione più conveniente sia lavorare per far emergere ciò che già c’è, anche se noi non lo vediamo, piuttosto che distruggere tutto e ricominciare perennemente da zero.

Giuseppe Palazzo

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