“Sto lontano dalla piazza” / parte1

“Sto lontano dalla piazza” / parte1

Prima premessa (obbligatoria)

Caro lettore,
in questa breve premessa sono tenuto a dirti che qui si intende riflettere sulle modalità e sulle conseguenze dei fenomeni “piazzeschi”, come Family day o Gay pride, ma non sui relativi contenuti o sulle posizioni ideologiche manifestate né tantomeno sulla liceità della discesa in piazza.

Seconda premessa (facoltativa)

Un giorno Socrate fermò per strada il giovane Senofonte e gli chiese: «Sai dove si vende il pesce?». Senofonte rispose: «Sì, al mercato!». Socrate allora gli domandò: «E sai dove gli uomini diventano virtuosi?». «No», rispose il giovane. «Allora seguimi», concluse il filosofo.
(Diogene Laerzio, Vita dei filosofi)

Dialogo è una parola formata da dià+lògos cioè ‘per mezzo/tramite/attraverso la parola/il ragionamento/la riflessione’. Attraverso la riflessione e il ragionamento si cerca di giungere ad una verità relativa (al problema discusso) e condivisa. Si sente spesso nei discorsi di Papa Francesco con l’accezione di ‘incontro’. Frequente è anche nei concioni dei politici nel senso di ‘compromesso’. La manifestazione piazzesca (da qui in poi “mp”) costituisce un fenomeno esattamente opposto al dialogo, per varie ragioni di cui qui si prova a dare conto.

1. “A me piace parlare al muro, è il solo che non mi contraddica.” (Oscar Wilde)
Le Mp sono in molti casi noiose, ripetitive e vuote. Si svolgono all’incirca sempre così: gli oratori – persone più o meno famose, esperte e tecnicamente onniscienti riguardo gli argomenti piazzeschi, fattesi valere in tv o attraverso i social network o i giornali – ascendono il palco, tengono il loro discorso e interagiscono con il pubblico, la folla (sempre moltiplicata nel numero dagli organizzatori), secondo lo schema botta-risposta. Esempio: -«Restituiremo l’Imu!». -«Bravoooo!» (Silvio Berlusconi, Elezioni 2013) o ancora, come di recente: -«Volete le unioni civili?”. -«Noooo!» ma anche, in un’altra piazza parallela: -«Sììììì!».
Sembra un gioco stupido e surreale agli occhi di qualsiasi osservatore esterno, eppure le Mp vengono tenute sempre secondo questo schema. L’oratore, dunque, aizza e non disdegna di blandire la moltitudine piazzesca tramite dialoghi fittizi con cui avviene il processo di “pecoronizzazione” del singolo astante. Spesso si tende ad usare in senso strumentale e utilitaristico una posizione umana (quella della gente convenuta, appunto) per raggiungere un determinato obiettivo e fare pressione sulle autorità politiche.

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“Pecoronismo”

I problemi discussi spesso vengono approcciati con un atteggiamento aproblematico e banale tale da renderli (i problemi) ridicoli e quasi insignificanti. Gli assiomi pazzeschi, del resto, non possono essere messi in discussione o criticati ma, anzi, la stessa appartenenza alla massa li rafforza e li legittima; le parole che scendono dal palco durante le orazioni sono già assunte – in modo immediato e irriflesso – come proprie dalla folla, sono dimostrate a priori e dunque inoppugnabili e inconfutabili. Di conseguenza, le posizioni ideali o dottrinali degli astanti sono talmente uguali tra loro da sembrare surreali, e si potrebbe scambiare una persona con un’altra ottenendo facilmente gli stessi risultati, per una sorta di proprietà commutativa umana, in cui l’uno equivale all’altro e tutti a nessuno. Non esiste più il singolo, ma la massa indistinta, incapace di scelte razionali e pensieri nobili, poiché nelle Mp la stessa ragione è sacrificata all’anima comune e collettiva. E ovviamente gli oratori da parte loro sfruttano le passioni, cavalcano l’onda dei sentimenti comuni e conducono la massa dove vogliono, con la suggestione e il fascino.

Alla fine dunque sorge una domanda legittima: quanto è conveniente portare in piazza problemi delicati o precisi temi di discussione, in un ambiente del genere? Per difendere o affermare determinati valori/principi, che sono spesso intimi e afferiscono alla sfera del privato, non basta incarnarli in prima persona? Ma soprattutto: la discesa in piazza è una difesa o un atto di forza per mantenere lo status quo o, al contrario, compiere una rottura rivoluzionaria? Ma non ci sarà sempre, nell’uno o nell’altro caso, una parte della popolazione (a seconda dei casi, la maggioranza o una minoranza più o meno ampia) che ne subisce le conseguenze? E questo non è profondamente lesivo della dignità umana oltre che ingiusto? Siamo sicuri che la Mp sia la strada giusta per l’affermazione e la difesa di valori/principi/credenze/idee/posizioni umane e culturali? C’è un’alternativa?

Nicola Continisio

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