“Sto lontano dalla piazza” / parte 2

“Sto lontano dalla piazza” / parte 2

Riflessione a puntate di Nicola Continisio, l’allergico alle piazze. Seconda parte (la prima è qui)

“Bisognerebbe essere sempre un po’ improbabili.” (Oscar Wilde)

Immaginate di essere convinti della vostra probità. Integrità e incorruttibilità. Le notizie sui politici corrotti/disonesti/incapaci vi fanno adirare molto. Fate delle ricerche sulla rete o nei circoli della vostra città, finché non scoprite che esistono persone altrettanto incazzate che si riuniranno di lì a qualche giorno per manifestare e tenere dei comizi. Ci andate, vedete che gli incazzati-per-costituzione sono davvero tanti, alcuni sono sul palco e infiammano la vostra “manifestazione piazzesca” (da ora Mp). Ecco, vi trovate ad una Mp del Movimento cinque stelle.[1] L’incazzatura cronica, lo sviluppato senso civico, l’onestà, la brillantezza retorica e la moralità immacolata che vi caratterizza, qui, all’interno della Mp, sono corroborate dal senso di appartenenza ad una realtà più grande e dalla devozione ad una causa ben precisa. Inoltre il trittico di virtù summenzionate non concerne solamente la vostra persona ma si confà a tutti i presenti piazzeschi.

Sono valori collettivi ormai sciolti dai vincoli della vostra pelle e delle vostre ossa, e che si librano nell’etere, ne sentite il soave olezzo nell’aria, potete vederli volitare/gravitare sulle teste degli astanti. Il vostro vicino ispira rispetto e rettitudine. Parlandoci, potete notare la vostra stessa radicata incazzatura. Girate a zonzo nella piazza e ogni volto vi appare eminentemente perbene. Avvertite che tutto ciò che avete cercato al di fuori… si trova qui e ora, nella folla, tra i vostri consimili, tutto quello che è fuori inizia a diventare inutile, anzi, dannoso. Solo all’interno della vostra nuova dimora trovate valori e principi edificanti.

Bene, a questo punto potete smettere di immaginare e iniziare ad essere seri. Cos’è accaduto ai valori e ai principi umani, alle convinzioni morali e alle posizioni ideali del singolo? Innanzitutto il singolo partecipante della Mp inizia a credere davvero di essere assolutamente e senz’ombra di dubbio nel giusto e dalla parte della ragione. La semplice adesione ad una comunità umana più vasta ha di fatto legittimato prima e assolutizzato poi quei valori che inizialmente erano individuali. Non è più il singolo soggetto ad esserne intriso, ma è l’insieme, l’associazione, il circolo, il movimento o il partito. Ma esistono valori/principi/idee/virtù/convinzioni in astratto? Al di fuori della carne umana e collettivamente parlando? Esiste un Partito Onesto, un Movimento Probo o un Club in cui tutti i tesserati siano Brave Persone? Ebbene sì, qualcuno, ahimè, arriva a crederci.

Alla fine, la Mp ha fossilizzato in astratto principi che almeno inizialmente potevano davvero essere reali e personali. La cristallizzazione dottrinale si manifesta nella creazione di dogmi  che lentamente diventano slogan ben consolidati e spesso talmente faciloni e logorroici da annoiare a morte qualsiasi essere vivente pur bendisposto ad ascoltare. Lunga parentesi sulla parola dogma (lungi da me attribuirle una accezione negativa e oscurantista, poiché dogma indica una verità comune, universalmente riconosciuta e approvata, che unisce gli uomini: è un dogma, per esempio, che una foglia di menta è verde e non blu. Il dogma è una certezza evidente, ragionevole e unificante. Il dogma piazzesco però, che è sempre parziale e monco (un mezzo dogma, quindi), sembra nato più per dividere che per unire). Fine della parentesi.

Ma chi ci garantisce che le posizioni di un singolo e di una massa siano in assoluto quelle vere e giuste? Avere una convinzione del genere non farebbe di noi i possessori elitari e i vestali privilegiati di qualunque tipo di verità, agli altri preclusa? Non è leggermente presuntuoso? Può un uomo contenere nella sua testa la verità?[2] Lasciamo per un attimo da parte la presunzione, che pure in questi casi è odiosa e separatrice: non è paurosamente solitario? Perché possiamo parlar ben del e con il nostro vicino consimile fratello piazzesco, ma con il Diverso, l’Altro – che ha il sacrosanto diritto di non accettare o condividere la nostra morale, o una nostra idea, o alcuni valori e principi che noi invece riteniamo necessari per qualsiasi uomo ­– che rapporto potremo mai avere?

Come potremo mai incontrare colui al quale è preclusa la verità cristallizzata e inscalfibile che ci rende, inconsapevolmente, giorno dopo giorno, non delle vere persone umane di carne e sangue, ma dei fossili, degli esseri di marmo senza occhi per vedere e braccia per abbracciare? Forse aveva ragione Oscar Wilde, forse dovremmo essere sempre un po’ improbabili, perché la verità non è un possesso esclusivo né un approdo definitivo, ma un incontro tra persone, non si possiede una volta per tutte e, dunque, bisogna accettare l’improbabilità perché possiamo essere contraddetti, criticati e imparare che forse c’è qualcosa di veramente più grande che ci unisce e che non rientra nelle nostre teste, nemmeno in quelle più grosse. Pena: che ci scoppi la zucca.

Nicola Continisio

[1] Esempio a caso.

[2] Discorso che potrebbe valere sia per la Verità, che per la verità relativamente a determinati temi, come l’etica, la morale, la politica, ecc ecc.

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