Tanti auguri (ma soprattutto uno) a Silvio B

Tanti auguri (ma soprattutto uno) a Silvio B

Silvio Berlusconi, sinteticamente, nel bene e nel male, secondo me. Prima il male, che per me si lega al senso, lo scopo, il “dove va a finire” questa avventura che è la vita, e il cui valore non si misura nei termini scelti da Silvio, cioè quelli sportivi: successo, riuscita, vittoria espressi in soldi, potere, etc. Ho visto “vincere”, nella vita, anche chi non li ha cercati.

Nel limite di B., poi, rientra il mezzo usato per ottenerli: l’immagine, la centralità dell’apparenza. In tanti è l’ipocrisia nascosta, in Silvio è stato almeno il presupposto esplicito, e persino teorizzato, del cammino: “vali in ragione di quanto saprai apparire valido”. Lui, la sua tv, la sua corte, il suo mondo…sono stati questo.

Nel male di Silvio Berlusconi c’è poi l’esito di una storia politica che non ha i connotati catastrofici di cui si straparla (dittatura, sultanato e scemenze varie), ma si misura nel bilancio di una promessa mai mantenuta: destatalizzare, liberalizzare.

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Silvio Berlusconi nel bene. E’ possibile? Decisamente. Innanzitutto per la sua tensione ai grandi sogni, impossibili, vagheggiati. E’ una stoffa potentemente umana, anche quando dell’umano sfida l’incredulo scetticismo. “Arriveremo sul tetto del mondo” disse di una squadra in grave crisi a metà degli anni ‘80. I presenti risero, ma dopo due anni a ridere fu lui. “Facciamo un partito per vincere le elezioni”, pensò tra il ’93 e il ’94. Anche quella volta risero, la sua risata duro un ventennio.

C’è poi un certo compiaciuto ma sincero “inchinarsi al bene”, stupirsene, stimarlo. Lo si racconta sinceramente stupito e fattivo per opere di carità come quella di don Gelmini, l’associazione Cometa e molte altre. Nel suo cinismo da imprenditore, poi, è stato sempre costretto a una salutare abitudine, relativizzare: “quello non è il nemico, è il mio nemico in questo momento”. Con chiunque sarebbe stato pronto (lo è anche oggi) ad allearsi. In senso negativo è trasformismo strumentale, ma ha un contraccolpo positivo perché aiuta a evitare un errore di prospettiva molto comune: la demonizzazione. Silvio, dicono, non sa odiare.

La leggerezza e il gusto. Saper godere di una canzone di Apicella non è da tutti. Saper godere delle cose in genere non è da tutti, soprattutto dei giovani d’oggi, che della bellezza hanno perso il palato nel vortice della scontatezza e del mare delle emozioni. Lui no, sembra sappia gustare e apprezzare cose semplici, non ne ha perso il valore. Ama la bellezza, l’arte, il cibo, le belle donne, le belle compagnie, non sembra vivere nulla con scontentezza e indifferenza. E forse nei suoi inviti al consumo, nella sua “Italia che deve spendere e rendere più bella la propria casa”, nei suoi “ristoranti pieni” c’era sì il messaggio liftato dell’uomo politico, ma anche la spinta convinta dell’uomo che della vita ha sentito e corrisposto, a suo modo, il richiamo al bello e al gusto.

C’è poi la fiducia. Berlusconi, anche sbagliando, è un uomo che ha lasciato fare, ha creduto, anche fin troppo, nella delega. Quanti sanno davvero scommettere, anche in ambito educativo, sull’altro?

Silvio Berlusconi, come ciascuno di noi, groviglio di bene e male, tensioni positive e contraddizioni. Ha realizzato tanto; non sempre, però, ciò che realizziamo è ciò che veramente vogliamo, non sempre è ciò che davvero ci compie. Gli 80 anni sono una bella tappa. L’anzianità, diceva il cardinal Martini, è di per sé una grande occasione, poiché avvicina a una domanda di cui abbiamo sempre bisogno ma che a un certo punto pressa di più: cosa vale nella vita? Il Vangelo la esprime con la sua feroce bellezza scomoda: “E che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde la sua anima?”. E’ una domanda bella e urgente a quindici anni, figuriamoci a ottanta, quando il mondo intero (o quasi) lo hai conquistato davvero. La auguriamo a Silvio.

Pino Suriano

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