Tra le braccia del “per sempre”

Tra le braccia del “per sempre”

Stamattina, verso le 11 circa, tra Andria e Corato, due treni delle ferrovie del Nord barese si sono schiantati frontalmente. I due vagoni dei rispettivi treni sono diventati un unico e indistinto ammasso di lamiere. Appena appresa la notizia sono rimasta attonita. Mi si sono proiettate nella mente subito le immagini delle persone che potenzialmente avrebbero potuto prendere quei treni. E ho avuto paura. Le notizie rassicuranti dei miei amici mi hanno calmata e sono stata subito invasa da una sincera gratitudine e gioia per la loro esistenza! Per il semplice fatto che esistano… ancora… e ancora.(Deve succedere per forza qualcosa di brutto o la morte di qualcuno perche si possa essere grati della vita?)

Penso , però, anche a chi non ha avuto notizie rassicuranti come le mie. Penso a me che, come queste persone, prendo il treno quasi tutti i giorni per andare in Università. Penso a chi oggi ha salutato la moglie e i figli dicendo con tranquillità, come tutti gli altri giorni magari, ” torno a pranzo” e a quel pranzo non ci é mai andato. A chi magari é andato in Università a sostenere un esame e stava tornando a casa sfinito. O ai nonni e genitori con i loro bambini. Penso alle vite di tutte queste persone. Penso che su quel treno avrei potuto esserci anch’ io, perché ci sono salita tante volte. E penso che domani dovrò prendere il treno per andare in facoltà.

Si vive pensando di avere su questa terra un abbonamento eterno. Ci si dimentica della morte, che squarcia con la sua presenza l’arsura di una normale giornata di luglio. La morte paralizza, impaurisce, é tremenda, é terrificante e interroga. Nella ciclicità della routine quotidiana c’è una notizia che spiazza, destabilizza, rompe il cerchio. Che per un attimo ti fa fermare e interrompi anche quello che stavi facendo. É successo anche a me. Il libro che sto studiando non é più quello di prima. Quando la vita, col suo volto terribile della morte viene, spiazza sempre. Vivendo ci si dimentica della morte. Del fatto che anche io e le persone che amo moriranno. Ce la dimentichiamo, come se fosse un argomento da non affrontare, che non ci riguarda, o al massimo riguarda altri. Forse si ha cosi paura di lei da pensare che non esista.

Siamo esseri mortali. Questo era risaputo, mi si potrebbe obiettare. Ma allora perché avere notizie della morte ci sconvolge sempre? Il problema forse é proprio il ” sempre”… Il per sempre, l’ eternità, cioè il desiderio che le cose non finiscano, che le persone che amiamo non finiscano. Che noi non finiamo. Nella nostra esistenza mortale qualcosa che vada al di là della fine di tutte le cose. Qualcosa che le preservi, qualcosa che preservi il volto delle persone che amiamo, che le conservi e non le faccia finire nel niente. La morte mi dice che la vita non può finire cosi. E la vita che la morte non può portare tutto con sé.

Ama chi dice all’altro: tu non puoi morire” afferma Gabriel Marcel. In questi momenti, in cui mi accorgo di non possedere neanche la mia vita, nel senso che la mia vita stranamente non é mia, che non si regola con un telecomando e non posso selezionare quale canale guardare, ecco, in questi momenti é come se mi affacciassi ad un burrone, ad un precipizio.

La vita appesa ad un filo… di cui non posseggo la matassa. Tento di scorgere qualcosa in questo abisso cosi sovrastante che é la vita e la morte. Non so perché accadano, oggi come tante volte nel mondo queste tragedie. Ma come vorrei che quel grido di eternità che c’è nella vita, quel desiderio che non possa finire tutto qui, quel” problema” del ” per sempre” che la vita, anche inconsapevolmente chiede, si pensi alla persona amata, non sia spezzato dalla morte.

Che la vita di queste persone sia avvolta tra le braccia del per sempre.

Agata Lanzolla

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