Tragedia Puglia: qualcuno ha risposto. Non con parole, ma con una corsa

Tragedia Puglia: qualcuno ha risposto. Non con parole, ma con una corsa

Scrivo per raccontare qualcosa che ieri mi ha stupito. All’inizio, leggendo i primi messaggi sui social, ho creduto all’ennesima catena-bufala poco piacevole che tenta di suscitare solidarietà; poi però, mi sono reso conto che non era così, che stava accadendo per davvero qualcosa: è avvenuta, e sta avvenendo, una corsa agli ospedali del territorio barese per donare il proprio sangue per i feriti dello scontro dei due treni tra Corato e Andria. Guardando la Tv, poi, mi sono reso conto che anche il mondo dei media si è accorto di ciò, tanto che, a più riprese, accanto alla cronaca dei fatti, anche questa è diventata una notizia.

Cosa mi colpisce? La corsa, il desiderio di aiutare uno sconosciuto che però viaggia come te, studia come te, ha famiglia come te. Senti che puoi fare qualcosa, e intervieni, lasciando libri aperti, mamme e casa, affrontando file affollate, e non per un concerto, ma per donare sangue. Non hai niente in cambio. Questo avvenimento mi ha sorpreso, tanto quanto la notizia della tragedia, ma con segno opposto: i morti e le circostanze dell’incidente mi hanno incupito, queste persone mi hanno trasmesso speranza.
In un mondo come il nostro, è rarissimo incontrare qualcuno, essere disponibili al dialogo con l’altro (anche con gli amici), “giocarsi”… tanto che sulla mia bocca ritrovo sempre più spesso i commenti di mio nonno: “I giovani di oggi… Senza valori, senza unità…”. Siamo distanti, presi quasi totalmente dai nostri smartphone e dalle nostre faccende. Il mondo fa da sfondo, non ci sfiora più.
Oggi ho visto un’altra cosa, ho visto nascere un piccolo bagliore per chi gridava tra le lamiere, e anche per tutti noi, che abbiamo appreso la notizia, non l’abbiamo “subita”; sembra di sentire riecheggiare nella mente la voce che Ungaretti ci ha donato con la sua poesia: “Fratelli… Fratelli…”. Potrà sembrare poco, o scontato, ma qualcuno ha risposto a questa voce. E non con parole e analisi, ma con una corsa.

Pasquale Santoro

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