Il film più bello l’hanno fatto dieci anni fa: “Una canzone per Bobby Long”

Il film più bello l’hanno fatto dieci anni fa: “Una canzone per Bobby Long”

Pare di capire che sia davvero un periodo meraviglioso per il caro vecchio cinematografo. Checco Zaløne è ormai ben oltre i sessanta milioni di incasso; Il risveglio della forza non sappiamo in quanti l’abbiano visto, ma almeno Massimiliano Allegri deve averci portato i suoi; pure lord Macbeth con Fassbender non se la passa tanto male anche se finora ha guadagnato quanto la Morante e il suo Assolo. Perfino per il redivivo Di Caprio è stata la volta buona. Insomma, in questo 2016 dei miracoli ci sarebbe da andare al cinema un giorno sì e l’altro pure.

Così ti chiedi se ha poi molto senso adesso mettersi a parlare di un film di dieci anni fa. E che già dieci anni fa nessuno s’era filato, per giunta. Però siamo su L’imprevisto, pensavo…si può. Del resto un imprevisto può essere qualsiasi cosa. Per me lo è stato “Una canzone per Bobby Long” (A love song for Bobby Long, USA, 2005). Scrive e dirige Shainee Gabel, solo un documentario all’attivo. Fiasco al botteghino e poche righe di critica (non buona per lo più) nonostante un cast di livello (Travolta, Johansson). Eppure… Io l’ho scoperto per caso eppure da allora lo guardo e lo riguardo ogni anno, più volte all’anno. L’ultima volta è stata poco tempo fa e di nuovo mi ha sorpreso. Per tanti motivi, tanti spunti, in particolare uno.

Mi ha sempre interessato il cinema che ha a che fare con la letteratura, l’arte che racconta l’arte. Di solito è un tema trasversale quando si parla di educazione, e marginale quanto volete ma c’è sempre, sottesa, la domanda su cosa sia la letteratura. Il suo ruolo in questi film è pressappoco sempre lo stesso: un formidabile strumento per un risveglio umano. Metti il capolavoro di Weir: L’attimo fuggente. O il Gus Van Sant di Scoprendo Forrester. C’è sempre un professor Keating che con le parole di un poeta del settecento o di uno scrittore contemporaneo riesce ad arrivare al cuore di chi lo incontra. Una parabola bella e vera.

Una canzone per Bobby Long ribalta questo schema. O meglio, scende più in profondità, dice qualcosa in più. New Orleans. C’è Bobby, ex professore di lettere alcolizzato e debosciato; c’è Lawson, ex assistente di Bobby, pseudo-scrittore, una spugna anche lui; e c’è Purselane, diciottenne cresciuta da sola, abituata a tirare avanti. Nessuna prospettiva per nessuno, nessuna speranza. Il massimo è fuga letteraria e alcolica da una vita di merda. E poi c’è Lorraine. Cantante e poetessa, amata da tutti, innamorata di tutto. Lei è la madre di Pursy. Bobby e Lawson vivono a casa sua. Lorraine è appena morta quando il film si apre, la sua eredità è una catapecchia da dividere in tre. Qui inizia la storia di una convivenza difficile. Tre vite che si intrecciano controvoglia e per caso. Proprio la fatica di questo incontro, però, risveglia i desideri impossibili di un cuore ciucco e disilluso. “The heart is a lonely hunter”, il cuore è un cacciatore solitario, ma quando trova dei compagni è un miracolo. Una rinascita.

Una scena del film
Una scena del film

E’ una piccola storia, non ignobile ma neanche nobile. Molti ci hanno visto soltanto un mix moscio di stereotipi. Non è così, perché il punto non è l’atmosfera, non è il blues, non è l’alcool, né la psicologia o l’introspezione, non sono neanche i problemi famigliari. Tutto questo è presente semplicemente come la tavolozza per un pittore, sono i colori di un ritratto. Bobby Long è tutti noi. Le miserie quotidiane, le finzioni, le figure, la pipì addosso di un vecchio, cercare una redenzione nei personaggi che hai costruito. I ricatti e le morali. Errori che non ti lasceranno mai. Puoi rovinarti la vita. L’hai rovinata agli altri. C’è una giustizia? La speranza che forse non muore ma si sbronza.

A chi pensa che tutto questo sia stereotipo chiedo: è stereotipo il cuore di un uomo? Ed ecco il punto. Non ci basta un bel verso, neanche quando è vero. Solo qualcosa di reale è in grado di rispondere a un cuore urgente, ed è per questo che Una canzone per Bobby Long è sorprendente. Frasi a effetto, citazioni letterarie da Dickens o Frost scandiscono l’intera pellicola eppure non riescono a indicare una strada. Tutto ciò che è rimasto della vita letteraria di Bobby e Lawson è un gioco. La vita come letteratura. Solo un fatto, un cambiamento che irrompe a un certo punto nella vita dei protagonisti saprà rendere ragione finalmente della potenza della creazione letteraria e a trasformarla da una intuizione incapace di performare alcunché al tramite più potente per un significato.

Sotto sotto quello che veramente colpisce di questo lavoro è la capacità di visione. Qui si vede forse un impegno con la narrativa americana, Faulkner, Flannery O’Connor. Una storia è una storia. Ma che cos’è? Cosa sono i fatti? Relazioni, suggerimenti, simboli, rimandi invisibili ne costituiscono la sostanza. Sono carne, sangue, capelli, la polvere sulla copertina di un libro, un alluce blu, un’automobile, una casa diroccata (ma poi lo è veramente?), è un vecchio vestito, fogli sparsi o un vecchio albero con le grandi radici, è uno scatolone che non hai mai aperto ed è sempre stato lì; e sussurrano qualcosa. “C’è qualcuno che bussa baby, aspettavi qualcuno?” dice una straordinaria canzone di De Gregori.

In una parola si può dire che lo scopo di una storia è un’esperienza, la conoscenza di qualcosa che da qualche parte in fondo in fondo è già in te ma tu non lo sai. E un’esperienza tanto più è vasta quanto più profonda è la visione alla base. Allora se un film ti accompagna, semplicemente mostrando ciò che deve, se è in grado di farti vedere il visibile e toccare il toccabile, saprà davvero raccontare l’invisibile. “[…] il desiderio che è inconoscibile ma conosce ciò che non si vede” dice Lawson nell’explicit.

La realtà si rivela solo ad un cuore che desidera, perché solo un cuore che desidera, un cuore invischiato nella realtà che vive è capace di carpire e accettare e aderire ad una tale rivelazione. Così nel film la rivelazione finale può essere accettata solo nel momento in cui essa si presenta. “E’ venuto qualcuno, baby, che non era invitato. E’ venuto lo stesso, baby, e non si è presentato”. Una canzone per BL lascia un senso di liberazione prima di tutto per una storia perfetta, di una perfezione umana, una perfezione sporca faticosa reale. La bellezza esiste, ma non è come te la immagini. Siamo fatti per un amore che c’è ma occorre scoprire. “Questo giorno è un dono del cielo”. 

Gabriele Raimondi

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